venerdì 20 aprile 2012

Recensione di "Dreamland Forest"


Salve a tutti amici della Locanda!
Oggi sono qui per proporvi la mia recensione di "Dreamland Forest", scritto da Romina Casagrande.
Titolo: Dreamland Forest
Autrice: Romina Casagrande
Editore: Nulla Die
 Anno di pubblicazione: 2011
Formato: Brossura
Pagine: 194
Genere: Fantasy
Prezzo di copertina: €20.00

TRAMA

Cosa accade quando il tuo più mortale nemico condivide lo stesso tuo sangue, tanto simili da essere fratelli? Simaril è un gatto, soltanto un cucciolo alle prese con una forma e un luogo che non gli appartengono. Ma la sua anima è antica di secoli e conosce un segreto che a nessun umano potrà mai essere svelato. E non è un caso se il suo vagabondare tra le ere lo porta in un villaggio nascosto al resto del mondo da un'impenetrabile foresta. Dove gli uomini adorano una strana, capricciosa Dea. 
Tra le ombre della foresta di sacre querce Simaril troverà una creatura preziosa, l'ultima della sua specie. Forze oscure, antiche come il mondo, sono sulle sue tracce. Forze che insinuano il dubbio e confondono le menti, nutrendosi di vite. Soltanto una scelta potrà salvare il suo protetto. Ma come ogni scelta richiederà un sacrificio e un prezzo da pagare.

AUTRICE

Romina Casagrande è nata a Merano nel 1977.
Laureata in Lettere con indirizzo Classico, insegna presso la scuola media “Giovanni Segarini” di Merano. 
Ha collaborato con il Touriseum: museo del Turismo di Merano e con il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, sotto la direzione dell’artista Heinz Mader. 
Appassionata di storia, tradizioni e folklore, è autrice di racconti ispirati ai miti della sua regione.
Divide il suo tempo tra scrittura e pittura in una casa piena di animali. 
Dreamlanda Forest è il suo secondo romanzo, dopo Amailja (Anguana Edizioni, 2011) .

Potete visitare il blog ufficiale dell'autrice cliccando su questo link:
 http://rominacasagrande.blogspot.com/

RECENSIONE

Il prologo di questo romanzo inizia in stile epico narrando un’antica leggenda.
 Anno del Signore 978. Nella regione chiamata Raetia vive un popolo né romano, né germanico, nascosto dalle alte querce di Monte Sole. Una comunità mite e silenziosa che, indisturbata, venera la sua Dea Madre. 
L’esistenza di questa gente è protetta dai boschi sacri, al di là dei quali invece si propaga una lotta tra diverse etnie per “un impero unito sotto il legno della croce”.
L’autrice ha scelto come sfondo storico l’Alto Medioevo, scenario di lotte di potere e tradimenti  per imporre la religione cristiana su quella pagana.
Il tema della religione è infatti molto importante in questo romanzo, è centrale. Da una parte vediamo le azioni dei Druidi del villaggio, custodi di un antica saggezza ma che esercitano il loro potere su una popolazione totalmente soggiogata; dall’altra abbiamo sovrani ed eserciti che usano la religione come strumento di domino.
La storia viene narrata da tre punti di vista differenti, quelli di Simaril, Iworin ed Erik.
Iworin è una bella e giovane fanciulla del villaggio. Vive in una capanna in mezzo ad una collina, isolata dal resto del villaggio, perché sia lei che sua madre sono state macchiate dalla vergogna, anche se Iworin non conosce ancora il motivo di tale disonore.
Erik è un mercenario, per lui le religioni non hanno importanza, l’unica cosa che conta è la sopravvivenza…fino a quando incontra Iworin sulla riva di un fiume. Da quel momento per lui non conta nient’altro che la bella ragazza.
Tra i due nasce un amore clandestino, dato che ad Iworin non è permesso allontanarsi dalla foresta che protegge il villaggio, e per nessun motivo può avere contatti con gli uomini che vivono al di là del fiume.
Simaril invece è un gatto, apparentemente, ma in realtà questa è solo una delle sue tante vite. Si tratta di un angelo, intrappolato in corpi ferini una vita dopo l’altra, essendo condannato alla reincarnazione. Sarà lui ad accompagnare tutti i personaggi di questa storia nella loro avventura.
Tutto inizia con la scomparsa di una bambina, eletta dai Druidi del villaggio in quanto predestinata “voce della Dea”…di questo infausto evento viene accusata Iworin, ritenuta la pecora nera della comunità. Soltanto il suo fidato amico Bejdì, apprendista Druido, sarà dalla sua parte e farà di tutto per proteggerla, scontrandosi anche con la gelosia suscitata in Erik.
Inizierà quindi un percorso alla ricerca della piccola predestinata, in modo da poter scagionare Iworin da ogni accusa. Ma nulla è come sembra…i complotti, i segreti e le menzogne sono sempre dietro l’angolo.
Dì Bejdì non si può dire molto, rimane un personaggio misterioso fino alla fine…solo nelle ultime pagine il lettore potrà scoprire la verità su di lui.
E poi ci sono i cattivi della situazione, antichi demoni in guisa di lupi, che cercano di manipolare le menti degli uomini, muovendoli come pedine nelle loro mani.

Ho apprezzato il fatto che la scrittrice si sia ispirata alla storia mescolata alla leggenda legata alla sua terra d’origine.
Raetia non è altro che il nome latino di Rezia, che in antichità era una regione abitata dai Reti, un popolo di origine etrusca costretto a ritirarsi sui monti alpini in seguito alle invasioni celtiche nel nord Italia. La Rezia corrispondeva ad una zona adesso compresa tra Svizzera, Baviera, Svevia, Austria, Trentino Alto Adige, provincia di Belluno ed alcune valli della Lombardia settentrionale. Stiamo quindi parlando della zona che corrisponde al luogo in cui vive l’autrice.
Proprio perchè mi è piaciuto questo approccio folcloristico, non mi sarebbe dispiaciuto un maggiore approfondimento delle costumanze del popolo che viveva nel polmone verde di Monte Sole.
La scrittura è disinvolta e piacevole, anche se a volte inciampa, a parer mio, in alcune descrizioni eccessivamente ricercate e ridondanti, su scene tra l'altro nemmeno troppo importanti. Al contrario, alcuni fatti che hanno maggiore peso vengono risolti sommariamente in poche righe...questo mi ha lasciato un pò perplessa.
Inoltre alcuni comportamenti e reazioni dei personaggi in determinate situazioni, non li ho compresi affatto, mi sono sembrati estremamente innaturali e poco convincenti.
Il personaggio di Iworin non mi ha entusiasmata più di tanto, c'è del buono in lei ma mi è sembrata un pò troppo ingenua.
Bejdì invece l'ho trovato interessante, ci sarebbe stato molto più da dire su di lui secondo me, invece viene lasciato in ombra fino alla fine, quando si snocciolano pochi frammenti della sua storia.
Durante tutta la lettura ho sempre avuto l'impressione che mancasse qualcosa, purtroppo non sono riuscita a farmi coinvolgere dalla storia.
Secondo me questo romanzo contiene vari elementi di grande fascino, delle qualità con buone potenzialità, che però non sono state pienamente sfruttate. Un libro senza infamia e senza lode.
 

3 commenti:

  1. Complimenti per la recensione!!!non avevo mai sentito parlare di questo libro!!!
    voglio leggerlo per farmi una mia opinione!

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    Risposte
    1. Grazie Mary! Certo, è giusto...in ogni caso non è che non lo consiglio :-)

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